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VALSASSINA CULTURA
La mostra zootecnica ha radici antiche

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MADE IN VALSASSINA  oppure  TURISMO VALSASSINA

 

(testo di Giulio Selva, Manifestazioni Zootecniche Valsassinesi, 1981)

Chi ha un po’ di esperienza in fatto di ricerche sa che non è raro il caso in cui, quando si crede di aver trovato il bandolo della matassa, saltan fuori notizie e particolari che spostano a monte la sorgente e costringono a modificare quanto si era già predisposto. È quello che è successo anche a noi allorché ci siamo messi in testa di risalire nel tempo, per individuare la data d’inizio delle manifestazioni zootecniche in Valsassina. Indizi ce n’erano, ma certezze nessuna.
Così, mettendo insieme le voci raccolte e confidando nella fortuna, siamo andati a rovistare nell’archivio comunale di Pasturo riuscendo a scovare una cartelletta nella quale sono raccolti i dati riguardanti quella che, a prima vista, sembrava fosse stata la prima edizione della Mostra di Pratobuscante. La data è quella del 14 settembre 1925 ma, sfogliando le carte capitateci fra le mani, ci siamo accorti che, pur non riportando né date né altre informazioni, esse facevano riferimento a manifestazioni dello stesso tipo svoltesi negli anni precedenti. Su un foglio datato 24/6/1925, troviamo scritto: «Auspice la Cattedra Ambulante d’Agricoltura di Como, anche quest’anno verrà tenuta un’importante esposizione del bestiame di cui va giustamente rinomata questa Valle… Nei primi anni della sua istituzione la Mostra aveva lo scopo di suscitare e sviluppare negli allevatori il desiderio di migliorare la razza, attualmente si propone di far conoscere la buona qualità che ora il bestiame ha raggiunto…». Dove, come e quando queste antesignane della mostra di Pasutro si siano svolte purtroppo non siamo in grado di dirlo perché non ci è stato possibile raccogliere notizie certe.
Prendiamo quindi come punto di partenza il 1925 allorquando, sicuramente per la prima volta, la Mostra Zootecnica Valsassinese entrò nell’olimpo delle più importanti manifestazioni del genere a quel tempo programmate in Lombardia. Una novità rispetto al passato era costituita dalla presentazione in grande stile di tori e torelli allevati in Valle. Infatti, come annotavano gli organizzatori, «Le nostre vacche lattifere sono già note ed apprezzate in Lombardia: bisogna far conoscere che ora ci sono anche tori degni di pregio».
Per capire come mai gli allevatori valsassinesi disponessero di bestiame altamente selezionato, e perché la Valsassina fosse considerata dai grandi allevatori della pianura il più importante serbatoio di bovini pregiati di tutta la regione, bisogna fare un passo indietro.
Il paradiso della razza Bruna Alpina era la Svizzera e alcuni dei più avveduti allevatori nostrani, capita l’importanza di migliorare le loro mandrie, cominciarono ad introdurre in valle tori originari del Cantone Schwitz alla fine del 1800. Il Comitato Zootecnico Valsassinese, già operante all’inizio del nostro secolo, iniziò nel 1904 a favorire l’importazione di tori svizzeri. Un primo riproduttore funzionò quell’anno a Baiedo; un secondo arrivò a Taceno nel 1907. Un anno dopo fu la volta dei fratelli Vittadini di Maggio e, negli anni successivi, altri seguirono l’esempio finché, nel 1923, entrò in scena la Cattedra Ambulante di Como la quale provvide direttamente ad importare in Valsassina tori di classe. In quell’anno arrivò a Crandola il toro «Sturm», seguito, nel 1925, dal connazionale «Furst», che mise su casa a Pasturo.
Dopo questa digressione, un po’ lunga ma a nostro parere necessaria, torniamo alla mostra settembrina di 56 anni fa. Come per ogni manifestazione che si rispetti era stato formato un «Comitato d’onore», con in prima fila l’onorevole Attilio Teruzzi e comprendente autorità, personalità varie, sindaci e allevatori. Nel «Comitato d’onore» era stato incluso anche il cav. Giovanni Rigamonti «Folat» di Introbio, che però preferì farsi trasferire nel «Comitato esecutivo» perché, da quel grande esperto ed appassionato che era, voleva «rendersi maggiormente utile».
Questo secondo «Comitato», sul quale pesava tutta la responsabilità dell’organizzazione, era presieduto dal dott. Silvio Mazzoleni, sindaco di Pasturo, mentre, con la carica di segretario-cassiere, figurava il cav. Rodolfo Pezzati, animatore di ogni iniziativa che ritenesse giovevole alla sua valle e poliedrico cultore della storia locale.
Dalle carte che abbiamo potuto visionare risulta che il problema più grosso da risolvere era quello del finanziamento. Il preventivo di spesa si aggirava sulle 8.000 lire, corrispondenti a circa 16 milioni del giorno d’oggi. Un impegno pesante, se si tien conto che a quei tempi i soldi contanti erano merce piuttosto rara. Gli organizzatori devono aver passato dei brutti momenti quando il 20 agosto, e cioè a tre settimane dalla mostra, facendo i conti si accorsero che in cassa c’erano soltanto 5.100 lire. Della situazione fu informato il dott. Luigi Formigoni, presso la Cattedra Ambulante d’Agricoltura, il quale, con una lettera in data 26 agosto 1925 indirizzata al cav. Pezzati, rispose in termini laconici ma chiari: «Occorrono molti soldi: se li faccia dare dalle personalità del Comitato d’onore». Il cav. Pezzati seguì il consiglio e sventagliò lettere in tutte le direzioni, ottenendo come risultato un afflusso di offerte che portò la disponibilità finale a 8.560 lire. Fra i maggiori contribuenti si notano: il Consorzio Zootecnico Valsassinese con 2.500 lire; la Cattedra Ambulante di Agricoltura e il Consorzio Agrario di Lecco con 500 lire ciascuno. La Banca Popolare di Lecco diede 250 lire, mentre altre 200 arrivarono dall’Amministrazione Provinciale. Fra i Comuni figura in testa Pasturo con 1.000 lire, seguito da Barzio con 300. Introbio e Cremeno contribuirono con 200 lire; altre 100 le versarono Baiedo e Cassina. Anche molti privati risposero all’appello. Fra questi spiccano le offerte del comm. Umberto Locatelli (550 lire), cav. Guido Cademartori (300), avv. RobertoPozzi (250), Ambrogio Merlo (150). Altre 1.610 lire rappresentano il gettito totale di oboli minori.
Superato lo scoglio del finanziamento gli organizzatori potevano finalmente pubblicare il programma definitivo che prevedeva, oltre alla mostra dei bovini, anche quella degli equini, suini e ovini; il mercato-concorso per torelli, il campionato tori, il concorso per la «Regina del latte» e la mostra dei cani da pastore. Premi in palio: nove medaglie d’oro e 7.000 lire in contanti.
Non sappiamo quanti allevatori parteciparono alla Mostra, né quante bestie furono presentate; siamo però in grado di elencare i vincitori nelle varie categorie. Eccoli: Tori e torelli – Antonio Artusi, Vimogno; Tori adulti – Fratelli Goretti, Concenedo; Manzette – Giuseppe Invernizzi, Pasturo; Giovenche – Calimero Ticozzelli, Pasturo; Vacche – Giorgio Invernizzi, Cassina; Cavalle fattrici – Giovanni Maroni, Primaluna; Puledre – Giovanni Maroni, Primaluna; Suini – Aldo Caremi, Pasturo; Ovini – Cesare Costadoni, Pasturo; Cani da pastore – Giovanni Rigamonti, Introbio. Per il concorso «Torelli» il primo premio assoluto fu assegnato ai fratelli Goretti di Concenedo, mentre Antonio Ticozzi e Francesco Pigazzi di Pasturo vinsero la graduatoria riservata ai vitelli da 8 a 10 mesi e da 10 a 12 mesi. Il concorso per la migliore mandria vide vincitore Giorgio Invernizzi di Cassina, seguito da Bernardo Locatelli, pure di Cassina, e Giovanni Invernizzi di Barzio.
Ma la vera «stella» della prima Mostra Zootecnica Valsassinese fu la vacca «Regina», vincitrice del concorso per la miglior produttrice di latte. Il fortunato proprietario era Giuseppe Invernizzi di Pasturo, e di questa vacca straordinaria gli allevatori più anziani parlano ancora oggi. Questa è la storia o, se preferite, la cronaca della Mostra Zootecnica della Valsassina, svoltasi a Pratobuscante di Pasturo il 14 settembre del 1925.
A mo’ di appendice aggiungeremo che la «Regina», vaticinio dei nomi, dopo aver vinto per tre anni consecutivi nelle mostre casalinghe, puntò alle alte sfere e, alla Fiera-esposizione di Milano del 1928, con la produzione di 67 litri di latte in due giorni, conquistò il titolo di «Regina del latte» battendo, sia pure sul filo del rasoio, un’olandese. Era la prima volta che una Bruna Alpina montanara otteneva una simile affermazione.
Il successo della «Regina» non costituì un fatto isolato. Esso mise in moto lo spirito di emulazione e, negli anni seguenti, i soggetti selezionati e allevati in Valsassina ottennero premi prestigiosi in numerose manifestazioni ad alto livello come la Fiera di Verona, la Quinquennale di Lecco, la mostra di Sant’Abbondio di Como, eccetera. Gli allevatori valsassinesi, da tempo conosciuti in Lombardia, Piemonte, Emilia, Toscana, rinforzano la loro fama e il marchio «Valsassina» equivalse, per un periodo non breve, ad una patente di nobiltà per i bovini di razza Bruna Alpina.
Sono passati 56 anni da quel settembre 1925. La Mostra di Pasutro ha proseguito nel suo cammino alternando momenti di splendore a periodi di stanca. Bisogna però dire che, in tutto questo tempo, essa ha subito interruzioni soltanto negli anni più bui della guerra. Mantenne la sua denominazione originale sino al 1951; dal 1952 al 1955 si chiamò «Rassegna bovina valsassinese»; dal 1956 è conosciuta come «Manifestazioni Zootecniche Valsassinesi».
Fino agli inizi degli anni settanta la Mostra durava due giorni e comprendeva anche il mercato-concorso dei torelli; poi la sezione tori passò a Colico la manifestazione di Pasturo assunse le caratteristiche attuali. Da quando il maggior peso organizzativo è passato alla Comunità Montana la rassegna autunnale dell’allevamento ha ripreso vigore e, specialmente in questi ultimi anni, ha riconfermato la sua validità come occasione di incontro e di confronto fra gli allevatori – di verifica dei risultati ottenuti –di giusto riconoscimento per i meriti di quanti operano nel difficile settore della nostra agricoltura.