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VALSASSINA CULTURA
Chiesa di San Vittore

Il Liber notitiae Sanctorum Mediolani cita come esistenti a Esino, nel Duecento, le chiese di San Pietro a Ortanella e di San Vittore. Di fondazione più tarda sono invece quelle di Sant’Antonio a Esino Superiore e di San Giovanni Battista a Esino Inferiore.
Per la parrocchiale di San Vittore – frammenti di storia e leggenda sono nella scheda Le rondini di San Vittore – ci affidiamo a quanto scritto da Marco Rossi in Lario Orientale, la prima delle Guide del territorio di Lecco curate dall’Istituto per la Storia dell’Arte Lombarda, pubblicata da Nodo libri nel 1993.
La parrocchiale di San Vittore, con l’alto campanile ricostruito nel 1849, domina il paese da un poggio raggiungibile attraverso un suggestivo viale con le stazioni della Via Crucis, che prende avvio dalla chiesetta di San Nicolao, già esistente nel Cinquecento, ora Sacrario dei Caduti. La Via Crucis, eretta quale ex voto nel 1831 e completata solo nel 1955, presenta formelle bronzee realizzate nel 1939-40 dallo scultore Michele Vedani, che ha pure donato in seguito (1967-68) una bella Risurrezione, collocata nel passaggio coperto al termine del viale.
La struttura della parrocchiale è frutto di una serie di ampliamenti succedutisi nel tempo: alla navata unica documentata dalle visite pastorali cinque e seicentesche, vennero aggiunte intorno al 1770-80 le due laterali e nel 1888-90 la prima campata con la facciata.
Le notizie più antiche riguardano la fondazione della Confraternita di San Pietro Martire presso l’omonima cappella nel 1490 e di quella del Rosario nel 1524. Al 1570 circa è databile il bel battistero intagliato in noce, mentre alla seconda metà del Seicento, grazie all’intraprendenza del parroco Pietro Garganico (1652-92), risale una notevole serie di decorazioni barocche della chiesa: un elenco del 1683 parla di sacrestia, arredi, stucchi, confessionali, organo, quadri ed affreschi. Ancora oggi rimane un cospicuo gruppo di opere lignee, che la tradizione attribuisce all’esinese Giovanni Maglia legnamaro, pagato dalla Scuola del Santissimo Sacramento tra il 1665 e il 1685: i confessionali, l’organo con la cantoria, il coro e gli armadi della sacrestia. Quest’ultima conserva sulla volta con stucchi un’Assunzine della Vergine firmata da Giuseppe Antonio Castelli. Anche l’altare maggiore doveva essere intagliato in noce; quello attuale, in marmo, risale alla fine del Settecento ed è opera di Antonio Albinola di Viggiù.
Le due tele con Storie di San Vittore ai lati del presbiterio e la Madonna del Rosario del 1667 sono attribuite a Carlo Pozzo di Valsolda, mentre il San Carlo dell’altare a sinistra è opera ottocentesca di Gabrio Brunati.