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VALSASSINA CULTURA
Alpinismo 09: La "Diretta Battaglione Morbegno"

Tratto dal libro
ALPINISMO PIONIERISTICO TRA LECCO E LA VALSASSINA
di P. Buzzoni, G. Camozzini, R. Meles – ed. Bellavite
www.fotostoriche.valsassina.it


Una fotografia. È stata scattata una sera di fine estate dei primi anni settanta.
Era il 26 settembre del 1936 e Pietro Pensa rientrava a Esino per quello stesso sentiero dopo aver salito la parete del Pizzo D’Eghen per un itinerario tra i più impegnativi fra quelli fino ad allora tracciati nelle Grigne. Con lui quella sera camminava Mario Bertarini, un compagno d’armi e pareti. Mario non dimenticherà mai più l’avventura verticale vissuta e spesso la racconterà agli amici, dipingendo la sua narrazione con le tinte forti delle grandi imprese. Pensa e Bertarini tornavano ad Esino dopo aver tracciato “Diretta Battaglione Morbegno”, una via sicuramente difficile ed innovativa sulla parete più nascosta del gruppo montuoso delle Grigne. Nell’ambiente alpinistico locale si cominciò a parlare di questa salita con timore reverenziale. Si raccontava di una parete estremamente isolata con un avvicinamento complesso ed impegnativo; di una grande esposizione, di marcati tetti e, soprattutto, di una placca rossa friabile e strapiombante sospesa sopra 500 metri di vuoto, dove i chiodi non entravano e che costringeva il capocordata ad una progressione pericolosa ed incerta. Nonostante una relazione dettagliatissima, inserita in extremis nella nuova guida di Silvio Saglio in via di stampa proprio in quei giorni, nessuno la ripeterà per decenni.
E fu proprio Cassin nel 1981, tracciando una breve storia del gruppo delle Grigne insieme ad Annibale Rota, a ricordare a tutti che “il 26 settembre 1936 sulla parete ovest del Pizzo d’Eghen viene percorso un superbo itinerario da Pietro Pensa e Mario Bertarini”. Anche solo guardando la linea di salita si intuisce il valore di quest’impresa.
Ma Pietro Pensa non si limitò all’ exploit con Mario Bertarini.
È curioso osservare che del suo passato alpinistico Pensa non lasciò nulla, né documentazione scritta né fotografica. Nonostante fosse un valente scrittore e un ottimo fotografo, delle sue imprese alpinistiche restano solo le relazioni tecniche raccolte dal Saglio, che proprio in quegli anni stava preparando la sua storica Guida dei Monti d’Italia.
Torniamo alla fotografia in bianco e nero che ha aperto il capitolo. Sulla pellicola sono rimasti impressi insieme un uomo, protagonista di un alpinismo ormai scomparso e, a fare da sfondo, il Pizzo d’Eghen, teatro delle sue imprese.
È passato molto tempo, ma lo sguardo di Pietro sembra ancora impegnato nella ricerca della linea di salita della “Diretta Battaglione Morbegno” la sua più difficile via sulla parete del Pizzo d’Eghen. Rivede la placca finale di roccia rossastra con 500 metri di vuoto sotto le pedule, i passaggi che i primi (e unici …!) ripetitori hanno valutato tra il sesto e il sesto grado superiore.
Forse le sue dita risentono il contatto con la roccia e stringono con forza i piccoli appigli di quel tratto finale esposto ed inchiodabile, poco prima di ricordare l’abbraccio e la stretta di mano del compagno sulla cima.

Pietro Pensa negli anni della sua sorprendente attivitą alpinistica